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S.O.S CLASSE...la gestione delle classi difficili

1. S.O.S. classe


E’ esperienza comune degli insegnanti incontrare classi nelle quali il lavoro didattico è più difficile che in altre per la presenza tra gli alunni di disturbi di comportamento e di difficoltà di apprendimento.

Su questo problema Studio Pegaso sta conducendo per conto della Direzione di Interambito 19-20 (Mantova) 15 corsi di aggiornamento (“S.O.S. classe”) ai quali partecipano circa 700 docenti.

 

Un primo nucleo focale affrontato nei corsi è stato il concetto di “classe difficile”. Quando è tale una classe?

 

I gruppi di lavoro in genere hanno ritenuto che lo sia per la presenza di soggetti che sono “difficili in se stessi”, che per le loro caratteristiche personali sono oppositivi, provocatori, aggressivi, lenti nel lavoro e non motivati o affetti da disturbi specifici.

La responsabilità dei comportamenti viene attribuita principalmente alla famiglia e la difficoltà di gestirli alla carenza di risorse, alla gestione burocratica della scuola, alla perdita di ruolo della scuola e dell’autorità nella cultura sociale. 

Sono fattori reali che però si collocano all’esterno della impostazione didattica, che non viene “vista” come possibile concausa delle difficoltà. Sembra assunto come presupposto “oggettivo” che metodi e tecniche del lavoro scolastico siano fondamentalmente quelli consolidati da tempo e che tocchi agli alunni e alle famiglie garantire comportamenti a essi funzionali.

 

 

2. Come vengono lette le difficoltà?

 

Il secondo nucleo di riflessione si è svolto allora intorno all’esplorazione di questo “modello di scuola”, che si è formato storicamente entro un paradigma culturale generale nato nel ‘600  e finito nella prima metà ‘900, caratterizzato dal pensiero analitico, che affrontava i problemi analizzando e trattando i fenomeni separati tra loro.

E’ quanto accadeva nella scienza medica, che trattava i disturbi solo in modo specifico senza metterli in relazione con il tutto, organismo e mente.

E’ quanto accadeva nel rapporto con l’ambiente: l’insediamento di una fabbrica o la costruzione di una superstrada venivano valutati dal punto di vista della convenienza economica e della idoneità del sito o del percorso e non dell’impatto ambientale.

E’ il punto di vista alla base della struttura storica della scuola e della relativa organizzazione del lavoro:

  • curricoli progettati solo in funzione del sapere, teorico e pratico, non della persona
  • divisi in “materie”, affidate a professionisti diversi, senza connessioni e coprogettazioni strutturali e intrinseche
  • materie costituite da sistemi concettuali organizzati in se stessi, senza rapporti diretti con l’esperienza di vita dei soggetti
  • apprendimento come processo individuale, nel quale l’impegno e il metodo di studio sono caratteristiche personali dei soggetti, senza relazioni col contesto di lavoro
  • la scuola concreta, l’istituto, considerata come contenitore amministrativo, organizzativo, logistico, edilizio.

In questo orizzonte analitico i comportamenti disturbanti sono espressione di caratteristiche proprie dei soggetti in se stessi e non sono in relazione con l’ambiente in cui si manifestano e con le modalità di lavoro che in esso si utilizzano.

 

Si dice che “Mario è aggressivo” non che “in un dato contesto Mario esprime un’aggressività che spesso non emerge in altri differenti contesti. Come mai?”.

 

 

3. Cambiare paradigma: progettare col modello ecologico

 

Il terzo nucleo del corso è stato dedicato allora a esplorare un possibile  modello ecologico per la progettazione scolastica, curricolare e didattica come risposta attuale ai problemi rilevati, elaborato sulla base del paradigma di pensiero sistemico che si è affermato a partire dalla seconda metà del ‘900.

In linea con le Indicazioni ministeriali del 2012 la scuola viene pensata come comunità di vita caratterizzata da valori, esperienze, relazioni e metodi entro i quali prendono forma effettiva i comportamenti dei singoli. La classe è considerata un sistema costituito da una pluralità di fattori in interazione tra loro: gli alunni e i loro comportamenti, i docenti e i loro comportamenti, le famiglie e la comunità civica, i saperi e i loro contenuti e metodi specifici, il setting (metodi, strumenti e organizzazione del lavoro), il rapporto con le esperienze di vita di tutti.

 

Il modello ecologico propone metodi e strumenti per la progettazione organica e integrata della vita di istituto e di classe, dal curricolo complessivo alla singola Unità di Apprendimento.

 

 

Per comprendere il nostro modello di lavoro, guarda il CORSO GRATUITO "Verso un curricolo Ecologico. Atlante della Progettazione".