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Imparare a leggere e scrivere: a quale età?

Il mattino, prima di uscire di casa, ha già visto scorrere sul televisore immagini e scritte sui fatti della giornata, o gli slogan della pubblicità, o la sigla e l’inizio del suo programma preferito; quando sale in auto dà un’occhiata all’orologio sul cruscotto; al primo incrocio è attratto dall’insegna lampeggiante del nuovo bar, e subito dopo si imbatte in segnali che gli dicono che ci sono lavori in corso ….

Di chi stiamo parlando? Di Nicolò, un bambino di tre anni che, nell’intervallo di tempo fra il momento in cui s’è alzato e quello in cui, in auto con la mamma sta andando alla scuola dell’infanzia, ha già avuto modo di vedere, e di interrogarsi, su tante scritte diverse, in contesti differenti. In Nicolò riconosciamo tutti il bambino di oggi che, molto più che in passato, nell’arco della giornata si trova sollecitato non solo dalle immagini, ma anche dalla parola scritta. 
 

Può la scuola di oggi, possono gli stessi genitori, i nonni, … ignorare le stimolazioni che i bambini di oggi ricevono in molti contesti, nella forma della parola scritta?

La risposta può forse essere scontata. Certo che no. Ma forse meno scontato è il parere rispetto ad altri quesiti: Come ci si può inserire in modo adeguato, corretto, nel percorso di un bambino immerso in una pluralità di scritte? Si devono fornirgli spiegazioni? Gli si deve dire che la parola scritta fa parte del mondo dei grandi e che deve aspettare i 6 anni, per imparare a leggerla o a scriverla, alla scuola primaria?  Si possono insegnargli alcune lettere, partendo forse dalle vocali?

Docenti, genitori, nonni, educatori, … possono costruirsi una risposta consapevole a questi interrogativi, sulla base degli esiti delle di due ricercatrici -  E. Ferreiro e e A.Teberosky  -, che mostrano come,  interrogandosi sulla lingua scritta che li circonda in una varietà di contesti ( TV, manifesti pubblici, depliant, libri, insegne, ….), già attorno ai 3 anni, i bambini cominciano a fare le prime scoperte su come funziona una lingua scritta, col suo alfabeto e i significati delle sue parole.  Un aiuto ulteriore può venire dal confronto con  l’organizzazione di situazioni appositamente pensate per accompagnare il bambino nel suo cammino di esplorazione della parola scritta. 
 

Forse qualcuno, a questo punto, potrebbe cominciare a temere che permettere ai bambini di leggere e di scrivere, già negli anni della scuola dell’infanzia, sia un’operazione rischiosa, perché in anticipo sui tempi di un normale apprendimento.


Questo timore non ha motivo d’essere, perché è possibile valorizzare quanto i bambini scoprono da soli sulla lingua scritta, senza forzarli oltre le loro possibilità. Una scelta, questa, da non trascurare, perché può  favorire l’autostima dei bambini stessi, che si sentono capaci, che capiscono di sapere già molto, moltiplicare le occasioni di confronto con altri, quando, per esempio, due di   loro verificano reciprocamente le proprie interpretazioni di una data scritta, mostrare  il valore della parola, come avviene quando si scopre il suo significato.
 

Una scuola dell’infanzia che intenda raccogliere questa sfida certamente emerge potenziata nella sua significatività, per il contributo che può fornire al processo di formazione di ogni bambino e di ogni bambina.


Ma anche gli stessi genitori, i nonni, … i vari educatori, così come gli insegnanti della scuola primaria possono trovare  modalità di corretta interazione col bambino fra i 3 e i 6 anni, impegnato a scoprire come funziona la lingua scritta, proprio a partire dalle conoscenze che derivano dalle ricerche prima richiamate. 
 

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